DOPO CINQUANTA ANNI DI FEDELE MILITANZA, HO TRADITO IL MIO BARBIERE. SI CHIAMAVA E SI CHIAMA TORQUATO, STAVA IN PIAZZA BARBERINI ORA È IN VIA SAN BASILIO, LÌ A DUE PASSI.
E’ da Torquato che ho smesso di essere bambino, il giorno in cui mio padre decise di portarmi con sé nel salone “da grandi”. In mezzo c’era una fontana dall’acqua azzurrina con un uccello grande, di metallo, una cicogna o un pellicano, che si specchiava. Ho incontrato ancora quella fontana nell’atrio del Supercinema, davanti al Viminale; da quando si è trasformato in teatro e ha cambiato nome non l’ho vista più. Azzurrini erano le giacche dei barbieri, gli asciugamani fumanti avvolti sulle facce dei clienti, i camici attillati, ahi quanto erano attillati, delle due ragazze che accarezzavano, curavano e massaggiavano le mani.
DA TORQUATO SI CRESCEVA, SI PARLAVA E SI ASCOLTAVA. DENTRO QUEL SALONE HO ASCOLTATO MIO PADRE CHE RACCONTAVA A TORQUATO, PROPRIO A LUI, IL PADRONE DI TUTTO , IL SOGGETTO, LA STORIA DEL PRIMO FILM CHE STAVA PER GIRARE, “ IL SOLE NEGLI OCCHI”.
Dalla vetrina di quel negozio ho letto, nera sul muro del palazzo di fronte, la prima scritta “Trieste libera”; dentro quel negozio ho cercato rifugio dopo una delle prime manifestazioni contro la guerra del Vietnam, in via Veneto, davanti all’ambasciata americana, nel 1966. Mi hanno preso e portato in questura, in via Genova, un po’ perché un cliente di Torquato mi ha indicato ai celerini che cercavano manifestanti dappertutto, anche dal barbiere, un po’ perché avevo scordato di togliermi un adesivo con la bella faccia di Ho Chi Min dalla giacca. Quella spia non l’ho più vista dal mio barbiere, ho sempre immaginato che Torquato l’avesse cacciato dopo la sua delazione. Non ne sono tanto sicuro. Da Torquato ho sentito dalla bocca di Giulio Andreotti un proverbio che mi ha fatto compagnia per tutta la vita:
“ER CULO CHE NON VIDE MAI CAMICIA, LA VIDE PE’ LA PRIMA VOLTA E LA SMERDÒ”.
Ho ascoltato storie, confessioni, invettive, commenti sulle partite della Roma, sui fatti di cronaca. Ho visto nascere e morire l’amore e le gelosie di un soldato per una delle due ragazze che, secondo lui, accarezzava troppo le mani di qualcuno dei clienti. Ho parlato poco perché senza occhiali non vedo niente, tantomeno le reazioni sulla faccia di chi ascolta o fa finta di ascoltare quello che dico.
Sono andato dallo stesso barbiere anche quando ha cambiato negozio. Con me sono invecchiati i clienti, i barbieri e le manicure. Non è sempre piacevole essere in compagnia di vecchi. Si parla e si ascolta sempre meno; ci si comincia a addormentare sulla poltrona girevole. Ho smesso di andare da Torquato e ho trovato un barbiere più “giovane”, più comodo, vicino a dove lavoro ma continuo a addormentarmi sulla poltrona girevole. Nelle ore di buco, o per portare fuori il cane ho cominciato a frequentare i giardinetti, i parchi pubblici, l’agorà, come dicono quelli che loro sì il greco l’hanno studiato. Per origliare. Da qualche anno il comune di Roma ha investito un sacco di soldi per mettere a posto le piazze e i giardinetti di Roma. Un’ iniziativa meritoria: vivere gli spazi pubblici, discutere all’aria aperta in una bella città come Roma. Chi sono i frequentatori di queste agorà? Vecchi. Che portano a spasso i nipotini. Poi guardi meglio e capisci che Roma per fortuna è piena di persone che vengono da tutto il mondo e parlano, cantano (non sento più cantare in italiano per strada, non ci si scaccola più ai semafori ma sul web) e fanno caciara. E allora mi sposto: a piazza Mancini c’è nella piazza ristrutturata con una grande fontana nel mezzo, un appuntamento quotidiano di sud americani e filippini che grazie a Dio si mischiano. Il giovedì e la domenica è una festa. Ci metto un sacco di tempo per tornare a casa, dopo l’uscita dallo stadio. Nei giardinetti vicini alla Piramide Cestia si riuniscono gli ucraini; non li capisco quando parlano ma se mi vedono parlano un po’ meno. Il baretto con pergolato e tavolini fuori fa una delle cremolate più buone di Roma. A Centocelle indiani e pakistani che non litigano come a casa loro, anzi. E poi ho ancora tempo per scoprire altri posti, altri giardinetti affollati da stranieri chiassosi, così Veltroni è contento e non ha speso i soldi invano. Ma dove sono finiti gli italiani sotto i sessanta? Non lo so ma non posso andare a origliare nelle loro case e neppure parlare con loro.
Nato a Roma nel 1945, Paolo Pietrangeli è stato aiuto regista di Fellini, Visconti, Zurlini, Warhol, Morrissey e regista dei film “Bianco e Nero”, “Porci con le ali”, “I giorni cantati” e “Ignazio” (uscito nel 2006). Oltre al cinema, la sua grande passione è la musica: negli anni ha composto, suonato e cantato 14 dischi. E poi c’è la televisione: è lo storico regista del “Maurizio Costanzo Show” e di “Amici”. |