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Uscita n. 6

IL LIBRO

Extra Omnes
GIANCARLO DOTTO
 CHI SI RICORDA DI EMANUELA ORLANDI? DELLE SUE FOTO CON LA FASCIA IN TESTA CHE TAPPEZZAVANO I MURI DI ROMA, “ALTA 1 E 60, ANNI 15…AL MOMENTO DELLA SCOMPARSA AVEVA CAPELLI LUNGHI, NERI E LISCI, INDOSSAVA PANTALONI JEANS, CAMICIA BIANCA E SCARPE DA GINNASTICA.

Non si hanno sue notizie dalle ore 19 di mercoledì 22 giugno, chi avesse utili informazioni è pregato di chiamare il numero 6984982…”. L’infi nita scomparsa che, dal giugno di quel 1983 a oggi, si è alimentata di tutte le illazioni possibili, tra la fantapolitica e la cronaca nera, in un delirio investigativo che a furia di estendersi ha nel tempo fatto saltare qualunque bordo, trasferendo dal reale all’immaginario la ragazza cancellata e moltiplicata, che sparisce e riappare in tutti gli angoli del pianeta, intercettata da mitomani e visionari, da viva e da morta, sotto mentite spoglie o nei ritrovamenti di un teschio. Con il suo “Extra Omnes” (Ed.Zona, 15 euro) Gaja Cenciarelli racconta dalla sua prospettiva in forma di resumè analitico e corale il mistero della coetanea sparita come il frammento caleidoscopico dentro cui si rifrange l’immane bazar della storia italiana di quegli anni, dal caso Moro all’attentato al Papa, via degenerando per la P2, la banda della Magliana, i sotterranei del Vaticano, intesi come labirinti del Male Assoluto, tra gli appelli del Papa, le “rivelazioni” di Agca, fi no a disperdersi nella babele senza capo né coda delle ipotesi, non esclusa la tratta delle bianche, degli agenti segreti, informatori o disinformatori di professione.

LA STORIA EMANUELA ORLANDI DIVENTA PER TUTTA UNA GENERAZIONE L’OSSESSIONE EMANUELA ORLANDI SE SI RESTA ALLE PAGINE DELLA CENCIARELLI, CHE ABITAVA TRA L’ALTRO A POCHE CENTINAIA DI METRI DAL LUOGO DEL PRESUNTO E PRESUMIBILE RAPIMENTO E SU QUELLA STORIA NON HA PIÙ SMESSO DI FANTASTICARE FINO AL GIORNO IN CUI DECIDE DI LIBERARSENE NELL’UNICO MODO POSSIBILE.

Con la scusa di elaborare un saggio si ritrova invece a scrivere un romanzo in forma tragica, in cui le sue vicende incrociano quelle d’ Emanuela. Un vero e poprio J’accuse costruito accumulando domande che non hanno risposta, anche perché molti dei protagonisti dell’epoca sono morti nel frattempo, dal padre di Emanuela, Ercole, un Ercole spezzato per sempre, a quell’Estermann, il comandante coinvolto nell’ambiguo caso dell’omicidio-suicidio delle guardie svizzere in Vaticano e responsabile allora dell’inchiesta interna sul caso Orlandi. Un J’accuse non diretto a un bersaglio preciso, ma a tutti i bersagli possibili, di silenzi, omissioni e deviazioni che hanno per sempre pietrifi cato una ragazza di quindici anni in un poster in cui il sorriso somiglia a uno struggente addio, senza nemmeno la pietas di un lutto da elaborare. Con la scusa di elaborare un saggio si ritrova invece a scrivere un romanzo in forma tragica, in cui le sue vicende incrociano quelle d’ Emanuela.
 
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