|
Rubrica Precedente |
Rubrica Successiva |
Scrivi un commento
|
| Uscita n. 6 |
L'EDITORIALE |
| Cari Lettori di Genteventi, non mi stancherò mai di ripeterlo. |
| LUISELLA COSTAMAGNA |
NEL MONDO UNA DONNA SU TRE È STATA PICCHIATA O STUPRATA NEL CORSO DELLA SUA VITA. LE VIOLENZE SUBITE DAL PARTNER SONO LA PRIMA CAUSA DI MORTE PER LE DONNE: PIÙ DEL CANCRO, DEGLI INCIDENTI STRADALI O DELLE GUERRE. IN ITALIA 520 MILA DONNE DAI 14 AI 59 ANNI HANNO SUBITO UNO STUPRO O UN TENTATIVO DI STUPRO; PIÙ DELLA METÀ DELLE ITALIANE, NELLA STESSA FASCIA DI ETÀ, HA SUBITO NELL’ARCO DELLA VITA ALMENO UNA MOLESTIA A SFONDO SESSUALE.
E ancora: i luoghi più a rischio violenza sono quelli famigliari (casa o lavoro); gli autori sono persone conosciute (amici, mariti, fi danzati, datori o colleghi di lavoro); il 61% di chi usa violenza è italiano contro un 39% extracomunitario. Infi ne: solo il 7,4% delle donne vittime di violenze denunciano, e di queste 1 su 5 ritira la denuncia poco tempo dopo. È quello delle violenze nei confronti delle donne un quadro allarmante, in cui i confi ni tra terzo e primo mondo, tra paesi emarginati e civilissimo occidente, si confondono nella celebrazione della medesima brutalità. Una ferocia che quotidianamente ci viene testimoniata dalla cronaca di giornali e tv e che non conosce ceto, né motivazione, né purtroppo reazione, perché è dura trovare il coraggio di denunciare il proprio compagno e poi essere credute, aiutate, difese (dalle forze dell’ordine, dalla magistratura e dalla propria famiglia), sostenute nelle diffi coltà legali, economiche (in quante non denunciano semplicemente perché non hanno uno stipendio?) e, ovviamente, psicologiche. A tutto questo si sta tentando (troppo) lentamente e (troppo) faticosamente di porre rimedio: il consiglio dei ministri ha approvato di recente un “pacchetto anti-violenza” che prevede un inasprimento delle pene per i reati a sfondo sessuale e l’introduzione nel codice penale del reato di minaccia persecutoria (il cosiddetto stalking). Finalmente. In attesa che sia legge, diamo un’occhiata alla Spagna. Perché non solo sull’Iraq, ma su tutte le battaglie di civiltà e tolleranza Josè Luis Zapatero è ormai indiscutibilmente all’avanguardia. Il suo governo ha considerato la violenza domestica la maggiore priorità del paese dopo la violenza dell’Eta, e – detto fatto – la prima legge portata in parlamento è stata proprio quella in difesa delle donne. Approva- ta all’unanimità nel dicembre 2004, la legge stabilisce condanne più severe per gli aggressori, la creazione di tribunali speciali e persino la concessione dell’asilo alle donne straniere vittime di violenza. E Zapatero non si è fermato qui. A riprova che una sola legge non basta e, soprattutto, che la violenza contro le donne è in primo luogo un problema culturale, sono stati approvati a tempo di record altri due provvedimenti innovativi: la “Legge organica di uguaglianza tra donne e uomini”, che mira proprio all’eliminazione di ogni tipo di discriminazione contro la donna nella vita pubblica e privata; e l’approvazione del divorzio lampo. Cosa c’entra? Pensate che due casi su tre di violenza domestica avvengono durante i processi di separazione. Certo, ci vorrà del tempo perchè cambi davvero la mentalità maschilista che sottende le violenze e, anzi, la perdita di primato da parte degli uomini può aver stimolato in Spagna una crescente ondata di abusi nei confronti delle donne; ma è anche vero che quando un fenomeno cresce vuol dire anche (o solo?) che crescono le denunce, cioè il coraggio delle donne spagnole che, grazie a quelle leggi, si sono sentite fi nalmente protette. Impariamo da Zapatero. Se davvero vogliamo cambiare le cose, non accontentiamoci di qualche anno di galera in più. Andiamo fi no in fondo.
Per commenti, segnalazioni, storie scrivete a redazione@genteventi.it
Buona lettura
Il Direttore
Luisella COSTAMAGNA |
| |
LASCIA UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO |
|
|
|
Rubrica Precedente |
Rubrica Successiva |
|
|
|