LA MIA VISIONE DI ROMA È IRRIMEDIABILMENTE VIZIATA DAL LUOGO IN CUI ABITO. IL TERRAZZO DI CASA NOSTRA, INFATTI, SI AFFACCIA SUGLI STUDI DI CINECITTÀ.UNA SPECIE DI ANTE-ANTE-PRIMA PERMANENTE SU FRAMMENTI DI CINEMA INTERNAZIONALE.
Ogni sei mesi, in media cambia il panorama. Può capitare un mattino di svegliarsi con la voce di Martin Scorsese che urla dentro il megafono il suo “All ready, Action!” del primo ciak di “The Gangs of New York”. Si resta affacciati per qualche giorno, poi restano solo le maledizioni per le zanzare tigre attirate dall’acqua stagnante del porto creato per il set, che vengono a fare merenda con noi (nel senso che noi siamo il loro cibo). UN CERTO TREMORE ARRIVA APRENDO LE FINESTRE UNA MATTINA DI FEBBRAIO, QUANDO SULLA COLLINETTA CHE USAVA SERGIO LEONE AI TEMPI DEGLI SPAGHETTI WESTERN, SI VEDONO ALLINEATE LE TRE CROCI DEL GOLGOTA, CON TANTO DI CRISTO INCHIODATO. UNA VOLTA SUPERATO IL DUBBIO DI ESSERE PASSATI INCONSCIAMENTE A MIGLIOR VITA, SI REALIZZA CHE STANNO GIRANDO “THE PASSION” DI MEL GIBSON.
Esilaranti anche le passeggiate delle comparse ingaggiate per la megaproduzione americana di “Romae”: pretoriani che fumano il toscano, matrone che gesticolano al cellulare, senatori togati che si spostano in bicicletta da un lato all’altro dell’enorme set. Sì, è davvero un frammento di Roma che poche persone hanno la fortuna di vedere. Una Roma che non è mai Roma, che è sempre un’altra cosa, ma che forse rappresenta più di altre cartoline l’immaginario di una città. E visto che in questo “X Tuscolano” (come da omonima fiction) ci abito, me lo godo fino in fondo con un altro panorama, questa volta tutto vero. E’ quello del Parco degli Acquedotti. In poche altre parti della città si ha una immagine così struggente e così vicina a una Roma antica come in questo punto. Al Parco degli Acquedotti bisogna andarci al tramonto. A piedi e con calma. Superare la prima fila di ragazzi e ragazze stese al sole, la prima interminabile teoria di archi e rallentare il passo, camminando paralleli a questa incredibile invenzione che permetteva duemila anni fa a milioni di romani di fare il bagno alle terme e avere l’acqua in casa. Il sole ci tramonta dietro agli archi. Scende piano piano, infuocando le pietre rosse. E qui, in silenzio, da soli, si avverte tutta la propria fragilità temporale. Ma per finire in gloria, sempre restando nel quartiere, ci si può anche andare a mangiare in mezzo agli acquedotti.
SONO INCERTA SE RACCONTARLO O NO, PERCHÉ, EGOISTICAMENTE, VORREI CHE NON CI ANDASSE TROPPA GENTE IN QUEL RISTORANTE CHE SI TROVA PROPRIO IN UN PUNTO DELLA TUSCOLANA IN CUI DUE ACQUEDOTTI SI INCONTRANO. ALL’ACQUA FELICE.
Chissà se l’antico romano che progettò di far incrociare gli archi proprio in quel punto fece apposta a lasciarci nel mezzo un giardino? Il ristorante di cui parlo si chiama proprio “Il Giardino segreto”. Durante l’inverno si mangia dentro e le pareti del ristorante sono affrescate prendendo spunto dalla Domus Aurea. Ma è la sera, in estate, che quel posto dà il meglio di sé. Protetti dalle mura spesse, non si sente il rumore delle automobili. Le lucine delle candele illuminano i tavoli e i dolci sono squisiti.
Janna Carioli
È nata a Bologna ma abita a Roma da 15 anni. E’ autrice di programmi televisivi per ragazzi: Melevisione e Trebisonda (Raitre). Scrive anche libri, sempre per ragazzi. Il suo”Nato Straniero” (Edizioni Fatatrac) è stato nel 2006 il libro più premiato in Italia. In uscita, proprio in questi giorni, c’è anche “Dall’aerosol alla Zeta” (Sinnos Edizioni): un album di filastrocche contro la fifa raccontate e cantate. |