QUESTO MESE VI VOGLIO PARLARE DI QUELLA PICCOLA E INSIEME ENORME, PERSONALISSIMA E INSIEME COLLETTIVA SCOMMESSA SUL FUTURO, CHE È METTERE AL MONDO UN FIGLIO.
Un’esperienza straordinaria che dovrebbe appartenere alla sfera della libertà individuale e, invece, nel nostro paese conosce divieti, regole, limiti, sanzioni, ingerenze di stato (e di chiesa, ovviamente). In un’Italia in cui la crescita demografica è sostanzialmente pari a zero, proprio a chi più desidera fare un figlio – a chi lo sogna e lo cerca inutilmente, a chi lo insegue sottoponendosi a lunghe e dolorose terapie – è impedito di farlo.
Avete capito bene. Come definire diversamente quella LEGGE 40 SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA che ha conosciuto due, successive, vergogne: prima la sua approvazione e poi il fallimento del referendum che avrebbe dovuto abrogarla? E non vorrei ne conoscesse una terza: la sua conferma da parte dell’attuale governo. Per questo torno, ostinatamente, a parlarne a due anni di distanza. Perché spero che un barlume di intelligenza e tolleranza, di rispetto e di comprensione spinga i nostri legislatori a fare qualcosa, a cancellare quella sequela di “no” che la legge prevede: NO ALLA RICERCA SUGLI EMBRIONI (poco importa se quelli che dovrebbero essere utilizzati sono abbandonati da tempo congelati nei centri di procreazione assistita, “morti” comunque); NO AL CONGELAMENTO DI ALTRI EMBRIONI (poco importa se questo significa sottoporre la donna a continue e dolorose terapie, con l’obbligo di impianto di tre embrioni per volta e il conseguente rischio di gravidanze pericolose, se non di aborti terapeutici); NO ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA, ovvero attraverso seme o ovociti esterni alla coppia (poco importa se su questo siamo l’unico paese europeo a patire il divieto assoluto); no, no e ancora no. Ma c’è un no di questa legge che più di ogni altro mi fa arrabbiare per la sua cattiveria (non riesco a definirla in altro modo). È il NO ALLA DIAGNOSI PREIMPIANTO SULL’EMBRIONE: semplicemente e terribilmente, non è permesso controllare se gli embrioni siano malati e impiantare solo quelli sani. Cosa ciò significhi, voglio spiegarvelo con l’esempio di una coppia di amici. Entrambi PORTATORI SANI DI TALASSEMIA (O ANEMIA MEDITERRANEA) sono riusciti ad avere – per pura fortuna – un primo figlio perfettamente sano. Ora ne vorrebbero un altro, ma le possibilità che nasca malato crescono, alla seconda gravidanza, fino al 25%. Il che significa che C’È UNA POSSIBILITÀ SU 4 CHE IL BIMBO CHE METTERANNO AL MONDO VIVA (ma si può ancora considerare vita?) – CON TRASFUSIONI CONTINUE – FINO A UN MASSIMO DI 9 ANNI. I sostenitori di questa legge (politici e elettori, chi questa legge l’ha fatta e chi – votando no o astenendosi – ha fatto fallire il referendum) come rispondono a questa malvagità terribile? L’ALTERNATIVA È ANDARE ALL’ESTERO (a proprie spese, ma quanti possono permetterselo?) per fare quello che qui da noi non è consentito: diagnosi, selezione e impianto degli embrioni sani. O RINUNCIARE. Come, per ora, hanno fatto loro. MALVAGITÀ TERRIBILE. Non ci sono altre definizioni possibili. È vero che la legge e l’etica sono ormai costrette ad inseguire una scienza che è capace di tutto, ma POSSONO ESISTERE ETICA E LEGGE SENZA RISPETTO DELLA LIBERTÀ E DELLA VITA?
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