ALCUNI ESTRATTI DAL LIBRO “ROMA. GUIDA NON CONFORMISTA ALLA CITTÀ” (COOPER EDITORE, 2007) DI FULVIO ABBATE
I SANPIETRINI
Inventati nel cinquecento per agevolare il passo delle carrozze, pavimentano le strade cittadine. si tratta di cubetti di basalto tagliati a forma di piramide tronca. I più grandi misurano 12 x 12 x 18. Detti anche “serci” sono, sì, un simbolo di Roma, eppure molti residenti eiaculano di gioia quando, periodicamente, l’autorità preposta decide di sostituirli con l’asfalto.
TRINITÀ DEI MONTI Durante la nevicata della Befana 1985, l’ultima che mise in ginocchio tutti, la sua scalinata offrì gratuitamente alla città centinaia di fratturati, carne da CTO.
FRANCESCO DE GREGORI Era il 1976, quando la vista della copertina azzurra di Bufalo Bill, con la ragazza cow-boy dalla pistola fumante tratta da un calendario americano del 1948, chissà come, dava la sensazione, a chi non ci abitava, che lì ci fosse Roma, l’età dell’oro dei suoi primi pomeriggi, la controra, la sua voce, la sua pianta, le sue ragazze, quelle che però felicemente la davano, via Sannio dove acquistare zaini o camicie militari usati, le spallette del lungotevere, largo Argentina in un giorno di sole, ponte Sisto scorto da via dei Pettinari, una quasi metropoli meridionale, dove semplicemente passeggiare è già motivo di soddisfazione.
LA CASA DI ALBERTO SORDI QUANDO APPARE ALL’ORIZZONTE DELLA VIA CRISTOFORO COLOMBO LA VILLA DI ALBERTO SORDI, già dimora del gerarca fascista Dino Grandi, almeno secon- do la testimonianza del collega Riccardo Garrone, IL CITTADINO SI SENTE SPINTO VERSO ALCUNI PENSIERI SEMPRE IDENTICI A SE STESSI. COME SE L’ATTORE NON FOSSE ANCORA TRAPASSATO: chissà se Sordi in questo momento si trova in casa... Certo che la città, questa parte di Roma, doveva essere un’altra cosa quando Sordi ci venne ad abitare... Non sarebbe affatto male vivere lì dentro, porca mignotta...
IN QUEST’ULTIMA CONSIDERAZIONE, ARDE UN MOTO DI DISAPPUNTO PER IL MODULO DELLA COMUNE PALAZZINA RIVESTITA DI CORTINA, SEGNO DI CONQUISTATO BENESSERE PICCOLO-BORGHESE, MA ANCHE TRAPPOLA DOVE I PIÙ SONO COSTRETTI A MARCIRE.
Infine, nella percezione dell’assedio di auto tut- t’intorno alla casa di Alberto Sordi, dove un fl usso s’incolonna verso il Circo Massimo, mentre un altro risale via Druso in direzione di San Giovanni, in questo spettacolo di sospensione del tempo e della pazienza, c’è modo di inaugurare un ulteriore convegno sulla mutazione – s’intende, in peggio – della qualità dell’esistenza cosmica. Un documentario condominiale e, nonostante tutto, il sentimento dell’utopia: forse un giorno, chissà, starò anch’io in una casa come quella. «Sì, ’sto cazzo», aggiunge, con realismo, l’amico vero seduto accanto.
VIA DEL CORSO È molto famosa perché ospita un MCDONALD’S.
PORTA PIA Sulla base del monumento dedicato ai fanti piumati, in corrispondenza di una frase attribuita del fondatore del corpo, Alessandro La Marmora, “Nulla resiste albersagliere”, qualcuno, con vernice spray rossa, ha aggiunto: “Tranne Rosalba”.
IL CIMITERO DI PRIMA PORTA Ci vai, proprio perché sei costretto.
VIA TEULADA È conosciuta anche come via Bruno Vespa, contrattista RAI.
VIA VENETO Tutti i tentativi di rianimarla, di riportarla “all’antico splendore” sortiscono puntualmente un effetto tragico, desolante, ammazzacaffé.
IL TEATRO PARIOLI A partire dall’inizio degli anni Ottanta ha sostituito il delle Vittorie nella percezione dell’intrattenimento televisivo nazionale. «Da dove venite?», così chiedeva a un certo punto il conduttore a certuni, possibilmente una coppietta, seduti in seconda o terza fila, e quelli: «Da Saccolongo». E allora il padrone di casa: «E dov’è?». E quelli: «Provincia di Padova». Sigla… Se la chiesa borrominiana di Sant’Ivo alla Sapienza ha la foggia di un cavatappi sia pure cristiano, il Parioli è invece direttamente a forma di Maurizio Costanzo.
SOUVENIR Cosa portare con sé da Roma, al momento d’andare via? Personalmente, andrei sul classico, quindi, dopo una sosta doverosa in via della Conciliazione che s’apre davanti alla basilica di San Pietro, opterei per un bambolotto di panno Lenci, un bersagliere, un carabiniere, una Guardia Svizzera con alabarda, oppure, che so?, un posacenere sovrastampato con un disegno di Vittorio Vighi, già penna umoristica del Marc’Aurelio e celebre per le facce con i nasoni, che mostra Romolo e Remo alle prese con il latte della lupa, o magari, volendo spaziare, una maxi penna tipo la Carioca tempestata di vedute romane. Lo stesso modello di quella che Papa Wojtyla donò a Lec Walesa, e quest’ultimo usò per firmare uno storico patto con il generale Jaruzelski nella sua Polonia. Andrei sul classico perché non mi pare che Roma abbia prodotto nel frattempo nulla di nuovo, nulla di più moderno.
Fulvio Abbate
è nato a Palermo nel 1956 e vive a Roma. Scrittore, ha pubblicato numerosi libri, sia romanzi sia reportage. fra gli ultimi, “C’ERA UNA VOLTA PIER PAOLO PASOLINI” e “REALITY”. Scrive su “L’UNITÀ” E “IL FOGLIO”. |