Raccolti in “Mammifero Italiano” (ed. Adelphi,
pp 150, 9 euro) i corsivi del Manga, alias Giorgio
Manganelli, ci esplodono tra i polpastrelli come
una raffi ca di bengala.
Pubblicati tra gli anni ’70 e gli anni ’80 sul Corriere della
Sera, La Stampa e Il Mondo, sono la quintessenza del
suo talento fulminante, bustine di cianuro diluite nella
melassa del quotidiano. Il lager familiare è il preferito
di questo occhio marziano (l’altro, si capisce, Ennio
Flaiano) che inchioda un dettaglio qualunque e lo
espande in tutta la sua GROTTESCA DEMENZA NOIR
(da Orwell: “Quando si trova un coniuge ammazzato,
la prima persona inquisita è l’altro coniuge; questo
la dice lunga sull’opinione che la gente ha del
matrimonio”).
NON SEMPRE COSÌ ILARE IL TESTO. QUANDO È IL CASO,
IL MANGA, SEPPURE CONTRONATURA, SA TRUCCARSI
DA ALGIDO MORALISTA E AFFONDA I COLPI.
Come quando affronta la storiaccia Enzo Tortora,
non mancando di evidenziare il tratto sadico della
collettività (“L’italiano non si stupisce se qualcuno
viene arrestato, mai. Solo silenziosamente si stupisce
di non essere lui l’arrestato”. Salvo poi provare
“una sorta di torbida letizia” quando si tratta di una
persona nota). O come quando si occupa di aborto
e sale sul ring, di spada e di fi oretto, fraseggiando e
argomentando, ma non certo perdendo il confronto,
con Pier Paolo Pasolini, surriscaldato antiabortista.
Lettura indispensabile questa del geniale mammifero
milanese in tempi di globalizzazione dell’atrofi a
cerebrale. Da abbinare quanto meno a un’altra
meraviglia in libreria postuma dello stesso autore, “Le
Poesie” (Ed.Crocetti, pp.354, 20 euro), il versante meno
conosciuto di un implacabile prosatore.
TRA I PIÙ GRANDI DEL NOVECENTO. |