ADORO LE CATTIVE RAGAZZE….NON SI
ANNOIANO MAI, SI DIVERTONO E SOPRATTUTTO
SANNO RIDERE DI SÉ E DEGLI ALTRI…
LE CATTIVE RAGAZZE VIVONO GLI UOMINI, NON
LI SUBISCONO, SANNO ESSERE PADRONE DI
SE STESSE ANCHE NELLE SITUAZIONI PEGGIORI,
NON PERDONO MAI IL CONTROLLO, SE NON
NELLA LORO CHAMBRE, DOVE TOLTO IL
FONDOTINTA E QUALSIASI TRACCIA DI TRUCCO,
RIGOROSAMENTE CON L’ACQUA DI ROSE DELLA
ROBERTS, POSSONO PALESARE FRAGILITÀ E
PAURE.
Anche le bad girls hanno un cuore, a volte se lo
dimenticano, ma se inizia a battere forte, non
c’è cardiologo che tenga.
Io e la mia amica Rosita de Cuba, visitando
la mostra sulla Callas, “Maria Callas, il mito
continua” al Museo Nazionale degli strumenti
Musicali di Roma, ci siamo chieste a lungo di
come per secoli le donne abbiano sparso al
vento lacrime e lacrime….Più erano maltrattate,
più si legavano ai loro dominatori…
OGGI LE PROTAGONISTE CAMBIANO MA LO
SCENARIO È SEMPRE LO STESSO. Rosita ha
iniziato una storia da poco: una liason di sesso e
anarchia… lei, perfi da e cattiva ragazza,
si è trasformata nel giro di pochi mesi in una
tenera e sdolcinata fi danzata. Peccato che il
suo uomo non voglia una fi ancè, ma un’amante
focosa… A volte stento a riconoscerla:
“NON VOGLIO UN UOMO CHE MI SCOPI, VOGLIO
UN UOMO CHE MI AMI”, ripete sempre, nei nostri
lunghi aperitivi alla Societé Lutecè, nei pressi di
Piazza Navona, dove cerchiamo a tutti i costi
di mantenere la linea e soprattutto di incrociare
gli sguardi che si soffermano su di noi, senza
scivolare…a volte è importante trattenerli per
sentirsi ancora più desiderate!!!
Capita così tra un fl ute di Cabernet-sauvignon e
un altro di incontrare l’uomo della serata, quello
che ti racconta di sé, come un libro stampato,
delle sue vittorie, delle sue scalate in società,
dei suoi guadagni stratosferici, che non indugia
nel sottolineare le sue misure e soprattutto il suo
savoir faire... ”IO CI SO FARE PUPA!”
LA CATTIVA RAGAZZA È COLEI CHE CON UN
SOLO SGUARDO È IN GRADO DI CAPIRE SE LA
SERATA PUÒ FINIRE BENE, se c’è sostanza oltre
la leggera linea rosa che divide quello che può
essere raccontato e quello che deve essere
rigorosamente immaginato.
Soltanto lei è in grado di smontare il malcapitato
prima ancora che esibisca la sua merce…
dichiarandogli senza indugi, che lui non fa per
lei, o meglio che IL SUO GIOIELLO DI FAMIGLIA
È TROPPO POCO PREZIOSO PER ARRIVARE A
FARLE VEDERE L’ALBA! La vittima rimane a bocca
aperta, poi si dilegua con una smorfi a amara
stampata sulla faccia e scompare per sempre,
con la coda tra le gambe.
“E SE MARIA CALLAS, FOSSE STATA UNA CATTIVA
RAGAZZA, COSA SAREBBE ACCADUTO?”,
Chiedevo a Rosita di fronte ad una cioccolata
calda al Fandango Cafè, a Piazza di Pietra,
l’altra sera, durante la visione del Monello di
Charlie Chaplin…E lei imperturbabile, “Avrebbe
ridotto sul lastrico Onassis, senza mai voltarsi
indietro e soprattutto sarebbe andata a letto con
il nuovo Presidente d’America”
La vita accanto all’uomo più ricco del mondo,
per la grande Maria non fu mai dorata.
Più lei si mostrava debole e innamorata più lui
infi eriva. Onassis aveva continui sbalzi d’umore:
sapeva essere tenero ma subito dopo rude,
duro, volgare. La offendeva, la umiliava nel
corso di scenate memorabili, la insultava fi no ad
essere oltraggioso. Lei confi dò più tardi:
“SONO LA SUA SCHIAVA, NON POSSO FARCI
NIENTE”. Quando l’armatore greco, le preferì
la bad girl Jaqueline, la Callas provò un dolore
profondo e inguaribile.
Quando ne ebbe notizia, spiritosamente, ma con
infi nita amarezza, commentò:
“La signora Kennedy ha fatto bene a dare
un nonno ai suoi bambini”. Più tardi aggiunse:
“E’ soltanto un collezionista di donne famose.
L’unico modo per potere collezionare anche
lei era sposarla”. Quando, poche settimane
dopo il matrimonio, Onassis tornò a cercarla, lo
mise alla porta, lo insultò, lo chiamò “Mercante
d’arance”. Ma alla fi ne si lasciò convincere. Fino
alla sua prossima sparizione. Si rividero spesso,
ma poi la malattia di lui, li allontanò ancora di
più. Alla sua morte con la voce incrinata dal
pianto, il soprano farfugliò: “ORA TUTTO È FINITO”.
Ed era davvero fi nito. Si chiuse ancor più in
se stessa e iniziò ad attendere la morte. Morì
da sola, ad annientarla era stata l’angoscia,
lo sconforto del tradimento, quella sua
depressione che la condusse gradualmente ad
abbandonarsi all’inerzia e alla tenebra.
“NELLA SUA VITA TUTTO RICHIAMA LA TRAGEDIA
GRECA”, scrisse il Washington Post.
La Callas come novella Medea. Onassis nel ruolo
di Giasone. Storie di vita e di morte.
Euripide non avrebbe potuto scrivere meglio.
post@sentimentalchic:
Siamo una coppia di sposi: mio marito ha 47
anni io 40. Abbiamo litigato. Ammetto di aver
esagerato dandogli un calcio in una gamba.
Nonostante le mie scuse, non ha voluto fare
pace. Ti chiedo come posso farmi perdonare.
A giorni è il nostro anniversario e temo che il
bracciale che m’aveva promesso, in seguito a
quanto accaduto non arrivi. Allegra(Latina)
TRESOR DAGLI UN ALTRO CALCIO...
E IL BRACCIALE COMPRATELO DA SOLA…
SANTIN
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