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Uscita n. 2

IL LIBRO

Crowley
GIANCARLO DOTTO
 Escono in contemporanea nelle librerie italiane due saggi su Aleister Crowley, il controverso predicatore dell’abominevole e del blasfemo, una scia infinita di adoratori in tutto il pianeta. “Fa’ ciò che vuoi. Vita e Opere di Aleister Crowley” di Sutin Lawrence (Castelvecchi, 20 euro) e “The Beast 666” (Mediterranee, 39,50 euro), quarta e probabilmente definitiva biografia firmata da John Simmonds, esecutore letterario di Crowley e unico autorizzato a curiosare nel forsennato archivio privato della Grande Bestia, l’uomo più degenere forse mai venuto al mondo. Due opere che hanno il merito di restituire alle fluttuanti coscienze dei post-moderni la grandezza assoluta del Male, nel caso di Crowley tutt’altro che un’astrazione buona per un convegno di accademici, ma repertorio molto ampio e soprattutto molto empio di una storia arresa a tutte le tentazioni possibili. Da leggersi con tutta la repulsione ma anche l’attrazione del caso, nell’epoca dei profeti da strapazzo, del plagio dozzinale e del pettegolezzo del magico, tra bestie, bambini e sette del satanismo fai da te, il bazar esoterico delle tivù locali e delle confraternite on line, magliari a cui non si nega un tapiro o una puntata da Vespa.
Chi era davvero Aleister Crowley, nato Edward Alexander, nel 1875 a Leamington nel Warwickshire, figlio di una fanatica osservante della Bibbia e di un facoltoso ingegnere che inventò la macchina per fare la birra, oltre che predicatore di una setta cristiana integralista? Chi era e chi è stato soprattutto per tutti coloro che lo hanno incrociato e patito nella realtà o nella leggenda, in una babilonia di rovine materiali e psichiche? Amici, concubine, seguaci, ogni volta traditi e derisi, adoranti e per questo umiliati nel corpo e nella mente, trascinati al suicidio o alla demenza (Rose, la sua prima moglie, morì in manicomio, stessa sorte toccò alla seconda). A 23 anni, già rinnegato dai genitori e cacciato da Cambridge per scandalo reiterato, si annuncia al mondo come “un grande poeta intenzionato a macchiarsi di tutte le infamie possibili”. Lucidamente votato a suscitare il disgusto e l’odio nel prossimo. Ci riesce, anche al di là delle sue intenzioni, ammaliando gli stessi detrattori. Un apocalittico a sfondo psicotico, suggerisce Symonds, ma anche una delle più interessanti, tra le tante, strategie di perdizione. Truccata, nel caso di Crowley, dalla pretesa infantile di controllare il mondo e orientarlo con la bacchetta del pensiero magico. Tra i più grandi manipolatori del XX secolo, la Grande Bestia aveva un fiuto speciale nell’annusare le crepe della psiche umana, si nutriva di menti labili e non solo, predicando il male e razzolando il peggio. Sono stati suoi seguaci, tra i tanti, Aldous Huxley, Timothy Leary, lo stesso Ron Hubbard, fondatore di Scientology, si vantava di essere stato suo amico. Nell’ultimo film di Stanley Kubrick, l’enigmatico ”Eyes Wide Shut”, sono evidenti i riferimenti a Crowley nelle scene di magia sessuale. Il mondo del rock è pervaso dall’influenza di Crowley. Riconoscibile, l’uomo calvo in alto a sinistra, nella copertina di “Sgt Pepper” dei Beatles, nel mucchio con Karl Marx, Marlon Brando, Bob Dylan, Stan Laurel, Oliver Hardy e tanti altri (“I volti delle persone che amiamo e ammiriamo”, Ringo Starr). Accanto a un suo busto posa Jim Morrison nel retro copertina di un album dei Doors. Jimmy Page è un collezionista maniacale di suoi feticci privati, che tiene ammassati nell’ex casa del Mago, un antico cottage nei pressi di Loch Ness, dove il leader dei Led Zeppelin vive. Mick Jagger, Ozzy Osbourne, Sting e David Bowie lo hanno studiato e citato nei loro testi. Marilyn Manson ammette di esserne stato ossessionato
 
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