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Uscita n. 2

ATTUALITA'

La fine di Piergiorgio
MARCO MARINI
 Alla fine ce l’ha fatta. Alle 23.40 del 20 dicembre scorso Piergiorgio Welby è riuscito a morire. Non da solo, ovviamente. L’uomo che è divenuto – forse anche suo malgrado – simbolo della lotta per l’affermazione del diritto al rifiuto delle cure, si è spento grazie all’intervento del dottor Mario Riccio, medico anestesista che lo ha sedato e, dopo averlo addormentato alla presenza della moglie e della sorella, lo ha staccato dal respiratore artificiale che lo teneva forzatamente in vita. Malato di distrofia muscolare da troppo tempo, Piergiorgio aveva guadagnato le prime pagine dei quotidiani grazie alla lettera-appello che aveva inviato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La risposta del Capo dello Stato, commossa e partecipata, non si era fatta attendere. Poco risolutoria, per Piergiorgio, ma comunque capace di stimolare un dibattito intorno ad uno dei temi più intricati della bioetica: quello dell’intreccio fra eutanasia, testamento biologico e diritto al rifiuto delle cure mediche. Ad onor del vero, il caso di Piergiorgio appartiene più all’ultima categoria, quella di chi decide, coscientemente e senza mediazione di altre persone, di non voler più essere sottoposto a cure mediche che non potrebbero guarirlo. Piergiorgio viveva solo perché attaccato al respiratore artificiale.Da solo non avrebbero potuto farcela. Dunque niente eutanasia, perché l’eutanasia riguarda anche quei malati del tutto autosufficienti - ma senza speranze di vita medicalmente dimostrabili - che decidono di affrontare la morte piuttosto che l’agonia.
Piergiorgio si è speso in prima persona per la causa di chi, come lui, pretende il rispetto delle proprie convinzioni. È stato l’esempio più chiaro di coraggio civile. Ci ha messo la faccia, come si dice in gergo, sperando che qualcuno lo potesse finalmente accontentare. Si sentiva imprigionato in un corpo, in un carcere che non riconosceva più come vita. Sempre protetto e sorretto dall’amore della moglie e dal conforto della sorella, Piergiorgio ha sperato fino all’ultimo che qualche medico fosse disposto a rischiare per lui il carcere, accusato del reato di omicidio di persona consenziente.
Ora sul caso, divenuto battaglia del Partito Radicale di Marco Pannella, di Rita Bernardini e del Ministro Bonino, indaga la procura di Roma. Sarebbe più giusto, però, che il parlamento si pronunciasse finalmente per garantire il diritto stabilito dalla Costituzione italiana, che al secondo comma dell’articolo 32 recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Difficile pensare che Piergiorgio non avesse ragione a chiedere di poter morire. Si può discutere sulle implicazioni etiche che il suo diritto comporta, ma la Costituzione ha sempre parlato chiaro.
Il corpo di Piergiorgio è stato cremato. Si spera che la sua battaglia non sia stata combattuta invano.
marcomarini@genteventi.it
 
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