Chi sostiene che la televisione è la morte dell’intimità si sorprenderà a leggere il Maurizio Costanzo di “E che sarà mai?”, due anni dopo l’uscita di “Chi mi credo di essere”, best seller da centomila copie. A trent’anni dal suo debutto televisivo l’uomo che per gli italiani coincide alla sua immagine virtuale punta una torcia temeraria sul suo “pozzo di malinconia”, come lo chiama Maria De Filippi. Tribolando e smaniando, qua e là impuntandosi, brillandolo, il pozzo, con la dinamite del suo sarcasmo nero, tra Ennio Flaiano e Aldo Fabrizi (la scena di lui e Baudo, degenti nello stesso ospedale, che passeggiano in vestaglia nel corridoio con la flebo al braccio vale il prezzo del libro). “E che sarà mai?”, il titolo, è un suo tipico intercalare, a stemperare un mondo votato all’iperbole. Lo ha usato anche il giorno in cui lo avrebbero operato alle coronarie. Trent’anni e un by-pass dopo, Maurizio Costanzo resta uno show lanciato in tutte le direzioni possibili. Uscito dalla finestra dell’analogico serale, è rientrato dalla porta di quello mattutino prima e pomeridiano oggi.Si è nel frattempo avventurato nel digitale, poi sulla banda larga e quindi sulle radio. Il suo privato horror vacui è la pagina vuota in agenda. Costanzo si diverte solo lavorando. Costretto dal sottoscritto aguzzino a ricordare, a malincuore ricorda. 18 ottobre 1976, ore 22 e 40. Maurizio Costanzo chiude la persiana della finta finestra alle sue spalle, si accomoda su uno sgabello e aspetta il verso del cucù, un orribile orologio altoatesino. E’ la prima puntata di “Bontà loro”. Nasce lo show italiano di parola. Tutto in diretta. La puntata costa 300 mila lire e fa subito il botto: 5 milioni e 400 mila spettatori. “Bontà loro” ospiterà 187 persone nel corso di 63 puntate in due anni. Costanzo esalta la qualità radiofonica della televisione, la vanità e lo scacco della parola, teatralizzandola con la potenza drammatica dell’immagine e le reazioni del pubblico, che nel frattempo è diventato il popolo delle mail e degli sms, la comunità virtuale. Grazie a lui, i politici escono dalla placenta ovattata delle tribune politiche, scoprono la cosmetica e la popolarità, vanno intrepidi al trionfo e al disastro.Costanzo si lascia calamitare dove la parola è vertigine, Carmelo Bene a Vittorio Sgarbi, ma anche dove la parola è reticente. Con lui diventano brillanti affabulatori persino Massimo D’Alema e Pupone Totti. Nel suo “Costanzo Show” passano proprio tutti, a farsi inventare, confermare o smascherare. Sempre più somigliante al samurai di Toshiro Mifune, Costanzo insiste, non molla, in un mondo sottosopra, funestato dai nuovi freaks dei reality, dove Claudio Martelli e Irene Pivetti fanno televisione, Mara Carfagna e Vladimir Luxuria vanno in parlamento. Sempre più pigro e sempre più frenetico, sempre più refrattario alla gente e sempre più calato nella mischia, sempre più consapevole dell’effimero di ciò che fa e sempre più impegnato a fare. Forse non è un uomo felice, ma la sua agenda è sempre piena e forse questo somiglia alla felicità. |