La vicenda che ha visto involontaria protagonista la piccola Maria, orfana di Cernobil affidata ad una famiglia di Cogoleto, ripropone il problema dei bambini in stato di abbandono e di quanti cercano disperatamente di ottenere l’adozione di un minore, incontrando notevoli difficoltà e spesso non riuscendovi. In Italia sono circa trentamila i piccoli che non hanno famiglia e si trovano in stato di adattabilità: troppi per un paese civile e generoso come il nostro, dove la domanda è elevata e potrebbe essere sufficiente per accogliere tutti questi minori sfortunati. Va infatti sottolineato che le difficoltà e le lungaggini proprie di una pratica di adozione costringono molti richiedenti a rivolgersi all’estero. Eppure si è tentato di dare una spinta alla eliminazione di queste situazioni di attesa introducendo nell’art. 2, quarto comma, della legge 28 marzo 2001 n. 149 (che ha modificato in più parti la legge 4 maggio 1983 n.184 sulle adozioni) la disposizione che “il ricovero in istituto deve essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia”. Questo, in attuazione del principio contenuto nel primo comma della stessa norma secondo cui “il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo……..è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno”. Quindi, il legislatore del 2001, resosi conto che occorreva modificare la legge sulle adozioni, nella parte in cui era previsto l’affido, ha fissato un termine entro il quale dovesse essere eliminata la possibilità di ricorrere al ricovero negli istituti, perché il ricorso a tale rimedio da eccezione era diventata una regola che ha vanificato lo spirito della legge. Ma le richieste di affido soddisfatte fino ad oggi hanno portato fuori dagli orfanotrofi solo la metà dei loro involontari ospiti, rendendo necessaria una proroga al termine del prossimo 31 dicembre, anche perché le Regioni, che avrebbero dovuto provvedere ad una diversa sistemazione, in gran parte non lo hanno fatto. E allora, solo una modifica sostanziale delle norme sull’adozione e una vera politica sulla solidarietà e sulla famiglia (il nuovo governo ha istituito appositi dicasteri), potrà far superare naturalmente un retaggio che ci riports indietro di almeno due secoli; perché non basta un ordine di chiusura, sia pure per legge, quando una diversa accoglienza non è stata predisposta. |