Caro Babbo Natale,
sono quasi trent’anni che non ti scrivo più e ti dovrei chiedere così tante cose che… Ecco sono la solita impaziente. Forse, prima, è il caso che ti aggiorni su quanto è successo nel frattempo. Ti dico subito che sono felice. Ho un buon lavoro e una famiglia bellissima: un bambino meraviglioso, un uomo che mi ama, un cane di terranova che sarebbe perfetto per trascinare la tua slitta. Sono stata davvero fortunata. Quello che mi preoccupa è piuttosto quello che avviene attorno a me. Come avrai visto il mondo è impazzito. Per vendicare i 2.700 americani morti negli attacchi dell’11 settembre sono stati uccise 22.500 persone in Afghanistan e addirittura 655.000 in Iraq. Sì, perché devi sapere che ormai la guerra viene considerata una cura. E, come una cura, è “preventiva”, usa bombe “intelligenti”, uccide solo come “effetto collaterale”. E le Nazioni Unite? Servono solo per stilare il foglietto illustrativo della medicina suprema: avvertenze, controindicazioni, posologia. Ma guai a chiedere loro la ricetta: non ce n’è più bisogno, è solo una perdita di tempo. D’altronde ormai si combatte e si uccide per “portare la democrazia”, per imporre una “libertà duratura”, e le azioni sono sempre e comunque “missioni di pace”. E laddove il termine “guerra” resiste, basta l’aggettivo “giusta” o “umanitaria” per disinnescarne tutta la portata negativa. Vedi, Babbo Natale, i casi sono due: o siamo in mano ai filantropi e non ce ne accorgiamo oppure il mondo è davvero impazzito. Anche l’Italia, nel suo piccolo, dà un contributo sostanziale alla follia generale. L’ha detto anche il nostro Presidente del Consiglio – “Il paese è impazzito” – e non possiamo davvero dargli torto. Condanniamo l’eutanasia e poi indichiamo come culla della democrazia un paese che pratica la pena di morte; vogliamo chiudere le frontiere agli extracomunitari e poi affidiamo loro il nostro passato (gli anziani) e il nostro futuro (i figli); cerchiamo, ostinatamente e forzatamente, ombre nella nostra storia partigiana e antifascista e luci nella dittatura, quando di fronte all’affermazione “I morti sono tutti uguali” basterebbe la semplice domanda: “E se avessero vinto loro?”; non ci sposiamo più ma non vogliamo che lo facciano i gay o che si riconoscano diritti alle coppie di fatto; non facciamo più figli, ma rendiamo per legge sempre più difficile, umiliante e dolorosa la fecondazione artificiale a chidesidera averne e non riesce (perché,secondo la legge, non si può controllare se l’embrione è malato, ma poi va bene – una volta impiantato – ricorrere all’aborto); sosteniamo la famiglia eterosessuale e poi ci nascondiamo in macchina con prostitute e trans; diciamo “Largo ai giovani!” e poi non molliamo la poltrona fino a ottant’anni (a meno che non siano i nostri figli o, comunque, “figli di”); ci inalberiamo se un transgender entra in Parlamento ma non se entra un inquisito, se un deputato si fa uno spinello ma non se non sa dov’è l’Afghanistan, dove vanno a morire i nostri soldati; siamo il paese del “perché no?” dove intrattenitori intervistano serial killer, comici interpretano papi e papi fanno i calendari; non andiamo a votare per i referendum ma intasiamo i televoti del “Grande Fratello” o dell’“Isola dei Famosi”; non ci indigniamo se in televisione ci propongono spazzatura ma guai se sentiamo una bestemmia… Forse il problema è tutto qui. se non è per le bestemmie, non ci indigniamo più per nulla. Lavoro, tasse, malasanità, criminalità. Ci adattiamo a tutto. Senza troppi scandali. Ed è così che, fiaccati e impoveriti nella testa e nelle tasche, andiamo avanti.
Caro Babbo Natale, sono quasi trent’anni che non ti scrivo più e solo adesso mi sto rendendo conto che forse era meglio non farlo neanche ora. O forse no. Perché se è vero che siamo tutti pazzi, se è vero che abbiamo tutti i difetti, le incongruenze e le pericolosità della demenza, ci manca il pregio della vera pazzia: lo spirito libero. Non sarebbe un bel regalo per questo Natale?
Luisella Costamagna
P.S. per tutti i lettori: perché non mi mandate le vostre lettere a babbo Natale? Voi cosa gli chiedereste oggi? |